Dottorando al primo anno — Dipartimento di Scienze della Terra e Dipartimento di Fisica
Tesi su gesso sottile o gesso grosso: sperimentazioni e studio multianalitico per la differenziazione di strati preparatori in gesso e colla di opere policrome
Nella storia dell’arte esistono materiali usati da artisti e artigiani la cui preparazione non ci è del tutto chiara. Affreschi, bassorilievi e pitture su tavola venivano prodotti, soprattutto nel basso Medioevo, partendo dal gesso, ma le informazioni che ci arrivano dai manoscritti sulla loro preparazione restano vaghe. Abbiamo quindi riprodotto in laboratorio delle preparazioni pittoriche in gesso seguendo i manoscritti di artisti italiani del Quattrocento, e le abbiamo analizzate con diverse tecniche. Lo stesso percorso è stato applicato a opere originali databili tra il 1300 e il 1600, la cui preparazione del supporto era però ignota. Il confronto tra i risultati delle polveri sintetiche, prodotte a condizioni note, e le polveri dei supporti delle opere originali ha permesso di chiarire le reali tecniche di produzione dei materiali analizzati.
Ho lavorato soprattutto con tre tecniche. La spettrometria Raman serve a studiare i legami tra gli atomi che compongono la materia: al variare delle condizioni di preparazione cambia il modo in cui gli atomi si dispongono nello spazio, e quindi cambia la risposta dello strumento. La diffrattometria a raggi X serve invece a studiare il reticolo cristallino, cioè la disposizione ordinata degli atomi all’interno dei minerali; «gesso» è in realtà un termine ombrello per tre minerali diversi, che si formano al variare della temperatura e del grado di idratazione, e la diffrattometria aiuta a distinguere quale di questi sia presente nel campione. La microscopia elettronica a scansione, infine, serve ad acquisire e studiare immagini ad alta risoluzione delle polveri in analisi.
Quello che non mi aspettavo è che fosse un lavoro mai monotono: cambia ogni giorno e non annoia mai. Per quanto sia stressante, la complessità spinge a migliorare non solo a livello professionale, ma anche personale.
Il mio consiglio è di affrontare questi anni di studio in modo attivo e propositivo, anziché passivo. Cogliete ogni singola opportunità che il corso e la nostra Università mettono a disposizione, come i programmi Erasmus e i tirocini extracurriculari: così, al termine dei cinque anni, non stringerete tra le mani solo una laurea, ma un bagaglio culturale e umano ricco di esperienze indimenticabili.





