Laureata magistrale LM-11, dottoranda — Dipartimento SBAI e Dipartimento di Scienze della Terra
Tesi «Caratterizzazione multianalitica di ceramiche archeologiche dai siti di Butrinto e Çuka e Ajtoit (Albania): integrazione delle tecnologie Terahertz in protocolli analitici consolidati»
Durante la tesi magistrale mi sono occupata dello studio di ceramiche antiche provenienti da due siti archeologici dell’Albania meridionale: Butrinto, sito UNESCO dal 1992, e Çuka e Ajtoit. Studiare la ceramica nei suoi aspetti fondamentali – i minerali che contiene, le tipologie di porosità, la matrice di fondo – permette di ricostruirne il processo produttivo, valutare il livello tecnologico della società che l’ha prodotta e, a volte, risalire alla provenienza delle materie prime. Da queste informazioni si possono dedurre, per esempio, scambi e connessioni tra culture e popoli diversi che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili. Per farlo ho avuto l’opportunità di utilizzare tecniche analitiche anche molto diverse tra loro, adatte allo studio di aspetti differenti.
Ho utilizzato il microscopio ottico per analizzare le sezioni sottili ottenute dalle ceramiche, la spettroscopia ATR-FTIR per capire quali tipologie di molecole sono presenti al loro interno e la diffrazione dei raggi X per caratterizzare i minerali che conservano ancora una struttura cristallina dopo la cottura dei manufatti. Queste tecniche fanno parte del «set ideale» con cui i conservation scientist affrontano lo studio delle ceramiche antiche. Nel mio caso se ne sono aggiunte altre, che operano nel range di frequenze Terahertz, tra gli infrarossi e le microonde: nonostante abbiano caratteristiche estremamente interessanti per lo studio dei beni culturali, e delle ceramiche in particolare, non sono ancora state applicate in modo estensivo. Buona parte della mia tesi si è concentrata proprio sul loro utilizzo in sinergia con le altre tecniche.
Il periodo di tirocinio e la scrittura della tesi hanno cambiato il mio approccio allo studio: trovarmi davanti a dei manufatti reali, da caratterizzare e studiare per la prima volta, è stata un’esperienza che ha rafforzato la mia intenzione di proseguire in questo campo. Ho imparato a utilizzare i diversi strumenti e a interpretarne i dati in modo autonomo, collegando le informazioni ottenute da tutte le tecniche: mi ha sorpreso vedere concretizzata la multidisciplinarietà di cui spesso avevamo discusso a lezione, e ancora di più vederne direttamente i risultati.
Il consiglio più importante che mi sento di dare è di guardarsi intorno con curiosità e di imparare dalle persone che si hanno vicino, studenti, dottorandi, professori e ricercatori inclusi: è un campo di studi vastissimo, in continuo aggiornamento, dove c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Nonostante sembri un corso piccolo e «di nicchia», ci sono tantissime opportunità da cogliere, dagli Erasmus ai tirocini in collaborazione con enti di ricerca o musei, fino alle summer school esterne.


